36 ore al giorno possono bastare?
Post riflessivo scritto ad agosto per gli amici del barMario:
Penso che i miei interessi in miliardi di cose siano un po’ la mia rovina…
Avrei voglia di fare un sacco di cose, di tanti tipi diversi.
E intanto devo combattere contro uno dei miei vizi peggiori: la pigrizia.
Cinque minuti fa ho pensato: se ci fossero 12 ore in più al giorno ce la farei a fare tutto quello che voglio?
Calcolatrice alla mano: il numero dei giorni non cambia alla fine, solo la loro durata…se vogliamo essere pignoli, nel mondo “normale” che vive 24 ore al giorno ci sarebbero 6 mesi in più…
Mi sa che il problema vero non è il tempo.
Le nostre giornate su Internet da qualche tempo durano di più, studi scientifici lo dimostrano.
Passo su Internet 26 ore su 24 alla fine dei conti.
Troppe.
Mi avranno risposto sul forum? Ci sarà qualche nuovo tweet su Twitter? Perchè quella mail non arriva più? Vediamo se su YouTube hanno caricato i filmati del concerto di ieri sera… Chissà se qualcuno mi ha aggiunto tra i suoi “amici” su Facebook (e qui ci sarebbe da scrivere un post intero riguardo il concetto di “amicizia” su Facebook)… Perchè non aggiornano mai questo sito? Cosa ho da dire al mondo? Devo assolutamente inviare questo link a tutti i miei contatti! Qualcuno avrà commentato le mie foto su Flickr?
Intanto la vita fuori dalla mia stanza procede in analogico.
Ognuno di noi assume qualsiasi valore in un intervallo continuo.
Quell’intervallo che va da “ueèè ueèè” a “adieu, monde”.
Però abbiamo bisogno di qualcosa che capisca solo “zero” e “uno” per passare il nostro tempo.
E allora ce la siamo creati, la più complessa delle macchine non ancora terminata, in continua evoluzione, con un difetto trascurato: terribilmente stupida.
O sì, o no.
Bianco o nero.
Eppure fa parte del mio lavoro. Ci sono dentro anch’io. Ho studiato queste cose, le sto studiando adesso e non finirò mai di studiarle.
Si diventa un po’ paranoici dopo aver scoperto come funziona davvero il meccanismo, sapete?
Ieri dopo aver rivisto Radiofreccia ho capito che quello che accadde negli anni ’70 con le radio libere sta accadendo tutt’ora con Internet.
Inizi con il tuo blog.
Carichi il filmato che hai fatto a Bono mentre esce dall’Hotel Principe di Savoia a Milano con il tuo telefonino su YouTube (magari commentando com’era vestito).
Incorpori, embeddi, linki, pinghi… condividi.
Già, condividi.
Abbiamo tanto da dire al mondo, ma magari facciamo fatica a parlare con il nostro vicino di casa.
E quanto condividiamo con lui?
“Ah, che vada a vedersi il mio blog. Tanto Internet ce l’hanno tutti.”.
Scarichi le foto dal tuo cellulare, le carichi su Flickr, le tagghi, le geotagghi, le organizzi in batch.
Geotagging. Un’altra parola nuova.
Poi scopri che senza spendere nulla puoi guadagnarci su.
Riempi le tue pagine di pubblicità contestuali generate automaticamente, banner sulla liposuzione, annunci di bagarini e aste al ribasso.
Dici ai tuoi amici di cliccarci sopra ogni tanto ma non troppo che “tanto quelli di Google non se ne accorgeranno mai“.
Mi manca l’annuncio del Salumificio Ruini.
Non stai spendendo nulla. Tutto di guadagnato.
A parte una cosa che non ti tornerà mai indietro: il tuo tempo.
Ma sì, che sarà mai?
Che rivoluzione.
E la stiamo vivendo ora.
Tic tac.


























